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Non si può morire così...
Stefano Frapporti era un muratore di 48 anni. Il 21 luglio 2009 andava in giro in bicicletta quando è stato fermato da due carabinieri in borghese per un'infrazione stradale. Portato in carcere perché sospettato di spaccio non uscirà mai vivo dalla cella.

Questo blog nasce dalla volontà della famiglia di ottenere chiarezza su quel che è successo a Stefano e per chiedere che venga fatta giustizia.



ASSEMBLEA PUBBLICA TUTTI I MARTEDI' DALLE 20.00 ALLA SEDE DELL'ASSOCIAZIONE "STEFANO FRAPPORTI" IN VIA CAMPAGNOLE 22.

martedì 18 gennaio 2011

sabato 11 dicembre 2010

mercoledì 17 novembre 2010

mercoledì 6 ottobre 2010

"Di carcere si muore: Mirco è morto nel carcere di Belluno"

Mirco Sacchet, di 27 anni, è morto domenica 26 settembre nel carcere di
Baldenich (Belluno) dove stava scontando una pena di 2 anni.
Mirco non lo conoscevamo personalmente e non abbiamo idea del perché si
sia tolto la vita a pochi mesi dalla scarcerazione. Ma i forti dubbi dei
familiari e di chi lo conosceva ci bastano a considerarlo una vittima di
un sistema inumano e mortifero che ci rifiutiamo di considerare
“normale”.
Mirco è la 51esima persona che si toglie la vita in un carcere italiano
dall’inizio dell’anno. 180 i tentati suicidi!
Pochi giorni fa a Baldenich un ragazzo ha ingoiato un tagliaunghie per
protesta, e il 14 agosto un altro si è cucito la bocca perché non gli
curavano una gamba…
Nelle fatiscenti carceri italiane sono detenuti quasi 70000 prigionieri
a fronte di nemmeno 45000 posti, i percorsi di reinserimento sociale
sono pressoché inesistenti e l’assistenza sanitaria scarsissima.
BALDENICH NON FA ECCEZIONE: E’ UNA MERDA COME TUTTI GLI ALTRI!

La cosa allucinante è che i reati perseguiti più severamente sono
quelli che più hanno a che fare con cause profondamente sociali: è
evidente che il carcere assomiglia sempre più al “nuovo” programma
sociale previsto per i poveri.
Gran parte dei detenuti infatti sono dentro per reati di poco conto:
povera gente che qualche cambiamento legislativo farebbe uscire subito.
Il 27% dei detenuti è composto da tossicodipendenti. Il 38% da immigrati
senza documenti.
Facciamo un esempio: abolendo la legge Fini-Giovanardi sulle droghe e
la Bossi-Fini sull’immigrazione uscirebbero subito 2/3 dei prigionieri!
Altro che grandi criminali da cui difendere la società!

Noi vogliamo ascoltare le grida che vengono dal carcere, essere
solidali con chi dentro il carcere protesta per condizioni più vivibili.
Il problema non si risolve certo costruendo nuove carceri. Per invertire
questa tendenza ad una società sempre più carceraria è necessario
lottare tutti. Dentro come fuori.

*Solidarietà con i detenuti*

desideranti
desir@bastardi.net

mercoledì 8 settembre 2010

SQUARCI DI REALTÀ CARCERARIA: TRASFERIMENTI E PESTAGGI

Nata per opporsi al silenzio e all’indifferenza sulla morte di Stefano Frapporti – “non si può morire così”, “io non scordo”, “io non archivio”… – la nostra esperienza come assemblea ha incontrato la realtà del carcere. Anche perché è nel carcere di Rovereto che Stefano è stato trovato morto, qualche ora dopo il suo fermo.
Ci siamo mossi a sostegno delle proteste dei detenuti per delle condizioni carcerarie più vivibili. Le lettere che abbiamo ricevuto ci hanno fatto conoscere un mondo che si vorrebbe tenere nascosto e lontano: abusi, sovraffollamento, criminalizzazione della povertà. Abbiamo così scoperto che 2/3 dei detenuti sono dentro per reati di poco conto – insomma povera gente che qualche cambiamento legislativo farebbe uscire subito – e che le cause di tutto ciò sono profondamente sociali.
Le proteste dei detenuti e la solidarietà esterna hanno strappato dei miglioramenti. Il che ha dimostrato che i continui riferimenti da parte dell’amministrazione penitenziaria alla mancanza di personale e mezzi erano dei pretesti.
Se da una parte ha dovuto farsi carico delle ragioni della protesta, dall’altra la direttrice del carcere locale si è vendicata trasferendo lontano da Rovereto – dunque da amici e familiari – due detenute, “colpevoli” di aver mantenuto rapporti di corrispondenza e di solidarietà con l’esterno. Ed è proprio questo che si è voluto colpire: la solidarietà.
Mentre a Rovereto si trasferiscono i detenuti scomodi, altrove – come rivela il comunicato riprodotto sul retro – si eseguono pestaggi. Di fronte a tutto questo, non possiamo girare la testa da un’altra parte.
Oggi, 4 settembre 2010, mentre a Tolmezzo (Udine) si stanno svolgendo dei presìdi per denunciare un ennesimo pestaggio in carcere, vogliamo esprimere anche qui a Rovereto la nostra solidarietà nei confronti dei detenuti e delle loro coraggiose denunce.
Di fronte a simili abusi, noi pensiamo ancora una volta a quello che è accaduto a Stefano. E non ci sentiamo liberi. Ma nemmeno rassegnati. Anzi.

MARTEDÌ 21 SETTEMBRE, DALLE ORE 18,00
PIAZZA LORETO, ROVERETO

PRESIDIO INFORMATIVO SUL CARCERE
CONTRO I TRASFERIMENTI PUNITIVI


assemblea dei familiari, amici e solidali di Stefano Frapporti

nonsipuomorirecosi@gmail.com
frapportistefano.blogspot.com

venerdì 20 agosto 2010

Pestaggio in carcere a Tolmezzo

Un altro pestaggio in carcere, questa volta a Tolmezzo (Udine), i secondini manganellano un ragazzo e poi lo imbottiscono di psicofarmaci.
Qui di seguito un comunicato di alcuni detenuti.

Tolmezzo 15/08/2010
Noi detenuti della casa circondariale di Tolmezzo abbiamo deciso di scrivere questa lettera dopo l'ennesimo pestaggio avvenuto nelle carceri italiane.
Dopo i casi di Marcello Lonzi a Livorno, di Stefano Cucchi a Roma e di Stefano Frapporti a Rovereto e di tanti, troppi altri in giro per la penisola, siamo costretti a vedere con i nostri occhi che la situazione carceraria in Italia non è cambiata per niente.
Mentre da una parte ci si aspetta dai detenuti silenzio e sottomissione per una situazione inumana (quasi 70.000 prigionieri a fronte di nemmeno 45.000 posti, percorsi di reinserimento sociale pressochè inesistenti, scarsissima assistenza sanitaria, fatiscenza delle strutture ecc...) si ha dall'altra il solito trattamento vessatorio da parte del personale penitenziario, non giustificabile con la solita scusa sulla scarsità di uomini e mezzi.
Denunciamo quello che, ancora una volta, è successo venerdì 13 agosto proprio qui a Tolmezzo, dove un ragazzo, M.F., è stato picchiato con tanto di manganelli nella sezione infermeria.
Se come per altre volte i protagonisti dell'aggressione erano, tra gli altri, graduati ormai noti ai detenuti per le loro provocazioni, l'altra costante è stata la completa assenza del comandante delle guardie e della direttrice dell'istituto.
La nostra situazione è fin troppo pesante per accettare la sottomissione fisica dopo quella psicologica.
Per noi tacere oggi potrebbe voler dire ricevere bastonate domani se non fare la fine dei vari Stefano o Marcello domani l'altro.
Noi non ci stiamo e con questa nostra ci rivolgiamo a chiunque nel cosiddetto mondo libero voglia ascoltare, affinchè la nostra voce non cada morta all'interno di queste mura.

alcuni detenuti del carcere di Tolmezzo

sabato 14 agosto 2010

Presidio del 21 agosto 2010 ore 18.00

*Di carcere si muore*

*Solidarietà con i detenuti*

*Ricordando Stefano Frapporti*



Di carcere si muore.

Quando non fisicamente, si muore affettivamente, psicologicamente,
moralmente.

Le varie lettere che riceviamo dal carcere di Rovereto descrivono una
situazione invivibile e degradante. Parliamo in particolare della sezione
femminile.

Questa è la realtà quotidiana: ore d’aria in meno rispetto a quelle
previste, celle chiuse tutto il giorno, mancanza di personale medico,
sovraffollamento, cibo immangiabile, disposizioni arbitrarie che riducono al
minimo il vestiario consentito, prodotti necessari – ad esempio per l’igiene
intima – dai costi altissimi (per la gioia delle ditte che li forniscono). A
questo quadro si aggiungono i sempre più frequenti rifiuti da parte del
magistrato di sorveglianza di concedere liberazioni anticipate e misure
alternative a chi ne avrebbe diritto.

Allargando lo sguardo oltre le condizioni carcerarie stesse, è evidente che
il carcere assomiglia sempre più al “nuovo” programma sociale previsto per i
poveri. Il 27% dei detenuti è composto da tossicodipendenti. Il 38% da
immigrati senza documenti. Facciamo un esempio: abolendo la legge
Fini-Giovanardi sulle droghe e la Bossi-Fini sull’immigrazione uscirebbero
subito 2/3 dei prigionieri! Altro che grandi criminali da cui difendere la
società!

Il problema non si risolve certo costruendo nuove carceri. Per invertire
questa tendenza ad una società sempre più carceraria è necessario lottare
tutti. Dentro come fuori.

Sarà anche questo il nostro modo per ricordare Stefano Frapporti e l’arresto
che lo ha ucciso.



*SABATO 21 AGOSTO, DALLE ORE 18,00*

*PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI ROVERETO*

*Musica, interventi, microfono aperto*




*assemblea dei familiari, amici e solidali di Stefano Frapporti*


nonsipuomorirecosi@gmail.com

frapportistefano.blogspot.com

mercoledì 4 agosto 2010

AVVISO AI LETTORI

Questo blog è stato ideato per fornire informazioni e pubblicizzare le iniziative. Chi fosse interessato ad uno scambio di opinioni può venire all'assemblea o qualora non potesse può scrivere un'e-mail a nonsipuomorirecosi@gmail.com